Athena Spazio Arte

Vai ai contenuti

Menu principale:

Emiliano Chiti

Soci Artisti > Pittura Scultura A-D

Corre avanti e indietro il nostro Vertax, come una formicuzza leonina inviperita che vediamo rapida ed eccitata muoversi su un terreno cosparso di minuzzoli e sementi e di cui non siamo in grado di capire l’intento finale o la destinazione ultima anche perché i minuzzoli li disdegna e ci sputa sopra e le sementi le prende a calci. Ma lo sa ben lui cosa gli bolle in pentola! Intanto una rabbia vaporifera non repressa dovuta sia all’inanità degli sforzi per migliorare il mondo in cui si è trovato all’apertura degli occhioni innocenti, baraonda umana civile sociale esistenziale (vacuità di qualunque sforzo, suo e di chiunque), e poi per la difficoltà di svegliare le altrui coscienze e farle partecipi del generale patatrac, che lui vede e sente tale e quale come Noè vedeva l’arrivo del diluvio. Questo per dire.

Un artista non svela più di tanto le proprie carte, sa aspettare, gestisce la curiosità, fino al momento dell’occasione espositiva, quando per usare una metafora si fa buio in sala, il brusio del pubblico si attenua fino al silenzio, si alza il sipario, si inaugura la mostra che è anche il tirar delle somme, la verifica delle ipotesi che hanno sorretto una ricerca durata magari anni, un percorso sostenuto da un’idea forte e solitaria.

Stavolta Emiliano Chiti Vertax sembra che ci guardi con un sorrisetto tra l’ironico e il malizioso mentre ci propone due nuove serie di opere, anzi direi meglio, un’accoppiata giudiziosa o sconsiderata – a seconda della lettura che se ne vorrà dare – tra alcune opere recentissime a altre risalenti ad un periodo appena precedente e che ha saputo legare insieme formando un tutt’uno, per l’appunto questo “TRAPPOLE E VIE D’USCITA, mostra di grafica e assemblaggi” ghiotta proposta per questi giorni pasquali da parte dell’Amministrazione Comunale di Castelnuovo Val di Cecina e dall’Associazione Culturale Il Chiassino. .

Ma attenzione, non si pensi che le “vie di fuga” possano salvarci dalle “trappole”. Eh, fosse così facile e lineare! Invece magari è proprio l’opposto. Mettiamo che sei un appassionato d’elettricità e ti riesce di districarti da una ben congegnata maliziosa ”trappola per elettrotecnici” (c’è in mostra...) ed eviti il trabocchetto, l’hai scampata bella e ti soffermi a respirare di sollievo per il passato pericolo... congratulazioni, sei stato vispo, ma ora: occhio! Sarai invitato a seguire la rassicurante freccia che dovrebbe portarti in salvo e di nuovo alla casina tua di pan pepato fra gli affetti e le coccole famigliari. E sarà peggio per te. Perché la via di fuga dal pericolo che imboccherai a tutta velocità ti porterà a fracassarti faccia e denti contro un solido muro di mattoni, rallenta la corsa, ma cadrai comunque nella vasca dove il pescecane ti sta aspettando perché sei la sua merenda, oppure procedi lentamente, così avrai tempo e modo di farti due canne o un paio di piste di coca che trovi sulla strada tanto c’è anche lo sgabello per riposare, peccato che sia sovrastato dal cappio scorsoio...

Lo sberleffo anarchico di Vertax non è fine a sé stesso, non si esaurisce nell’invettiva amara delle trappole e nell’inganno allucinato, quasi da notte polare, dei disegni fintamente ottocenteschi (altra trappola). Davvero di consolatorio non c’è nulla, l’incertezza del mondo in cui viviamo trapela direi da ogni puntino d’inchiostro o chiodino metallico delle grandi accuratissime composizioni, ma qualcosa c’è e resta indubitabile, al di là delle dichiarazioni esplicite e soprattutto implicite di Vertax: la grande qualità delle sue opere, di artista vero, di artista di oggi.

Per E. C. Vertax mi piacerà citare questa frasetta finale,: “al limitare della distruzione sull’orlo della rovina ci sia una proroga che ci faccia indugiare con grazia sicurezza e mitezza che sembrino appartenere sia alla pace della morte che all’incanto della vita” e la cito a braccio, perché non mi ricordo di chi sia.
Sushil Mazumdar


Torna ai contenuti | Torna al menu