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Grazia Zuccolotto

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Ciò che subito colpisce, nella pittura di Grazia Zuccolotto, è la dialettica intensa del segno: quel suo bisogno di mettere ordine in un mondo che nasce (e lei ben lo sa) dal caos. La pittura diventa una sfruttura ben congegnata che compatta la cristallina frantumazione delle forme. I paesaggi, e le figu­re entro essi, nascono dalla ricomposizione di qualcosa che s’era dissolto. La volontà costruttiva dell’artista cerca di risolvere la fenomenicità dell’esperienza in armonia Probabilmente questa scelta nasce da una personalità che ha sempre cercato, nelle difficoltà della vita, di raggiungere, come s’è detto, un ordine. C’è un sotto fondo di fatica, in tutto questo: cioè una sorta di tenacia che preme dal di sotto. E significativo il fatto che ricorda una matrice nordica di vaga ascendenza cubista: quel riferirsi magari inconsa­pevole, ad una modalità tipica del Blaue Reiter (soprattutto Marc e Macke, ma anche diefro ad essi Kandinskij) che è ben lontana dalle stemperate dolcezze di tanta pittura vene­ta impressionistica. Anche se si scorge quasi sempre una rielaborazione di motivi rustici di figura nella campagna, e l’intonazione tende a slittare verso il fiabesco, è evidente che l’artista rifiuta i manierismi e le soluzioni facili che la committenza le offre. Tende a sciogliere i nodi anche più intricati della forma, dietro i quali si nasconde la radice biolo­gica dell’essere.
Se questo è l’impatto che si ha con la pittura di Grazia Zuccolotto, non va certo taciuto di una sua abilità, davvero rara, nel rendere le sottigliezze signiche e cromatiche della pittura.
Le partizioni geometriche, quel suo cristallizarsi in sfaccetta­ture e tagli quel modo di riaggregare le frastagliate angola­zioni, soprattutto la finezza delle sgranature di colore e le relazioni fascinose dei toni e dei timbri in una danza armo­niosa di luci.


Tutto questo rivela sensibilità e sapienza. Semmai è da meravigliarsi come tutta questa modulazione che diventa musicale, così ben architettata nel risultato complessivo, nasca da una fase opposta persin aspra della forma. E chia­ro che l’artista si sforza di riannodare gli opposti cercando di raggiungere proprio la fase finale che non può essere che quella dell’ordine, dell’equilibrio cioè dell’armonizzazione. In tutte queste composizioni Grazia Zuccolotto rivela una sua spiccata personalità: una sorta di splendida cocciutaggine.

Sta qui la qualità dell’artista. La pittura non si ferma agli effetti piacevoli, anche se essi sono pur presenti: vuole andare oltre, aggredire il nocciolo interno dell’espressività. Ed è una fase ormai matura: che merita di essere proposta ad una cerchia più vasta di amatori d’arte.
Paolo Rizzi

Grazia Zuccolotto vive e lavora a Meolo -
Da circa 25 anni dipinge ed è presente nella vita artistica culturale della sua città e in quella nazionale.
Ha studiato presso noti professori accademici che tutt’ora frequenta approfondendo continuamente il tema pittorico. Ha partecipato a numerosi Concorsi conseguendo anche premi di alto livello a manifestazioni nazionali e interna­zionali.
Ha effettuato numerose personali ottenendo sempre lusinghieri concorsi di critica e di pubblico
È stata recensita da vari critici su giornali e riviste d’arte, la sua attività è pubblicata sui Cataloghi: Comed, Elite, Arte Triveneta, Nov’Art.


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